lunedì 26 aprile 2010

Il figlio che picchia i genitori per avere i soldi rischia una condanna per estorsione.

A tanto è arrivata la sesta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza depositata il 19 aprile 2010, n. 14914. Già in secondo grado il figlio violento era stato condannato a 2 anni e a 4 mesi di reclusione, per le continue violenze perpetrate ai danni dei genitori. Questi avevano confermato le violenze subite, mentre il figlio aveva sostenuto la legittimità delle sue pretese, perché, in mancanza di un lavoro e quindi di una fonte di sostentamento, i suoi genitori avrebbero dovuto mantenerlo “per lo stretto legame di parentela” esistente.
La Corte ha stabilito che “pur essendo pacifico il principio che l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa “ispo facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia di rifiuto ingiustificato dello stesso (…) va nella specie rilevato come non risulti affatto la prova che le somme, chieste con le modalità violente che risultano accertata, fossero destinate al mantenimento dell’imputato. Ne consegue che, in difetto di tale essenziale connotazione causale dell’agire del ricorrente, si è nella specie verificata l’azione esecutiva e la soggettività del delitto di estorsione e non la minore fattispecie criminosa disciplinata dall’art.39 393 c.p.”.(il quale ultimo disciplina il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle persone).
(Avv. Angelo Remedia)

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